La Direzione Artistica

Amo il teatro poco serioᠭolto, molto comico

Mi piace esplorare gli effetti intriganti e seduttori del dialogo fra teatro ed abilitଠacrobazia e danza, corpo e parola.
Mi piace il teatro comico che non strizza l㣨io alla banalitଠo alla volgaritଠo alla trasandatezza䩠taluna comicitżbr> Con il teatro vorrei valorizzare lviduo come essere pensante e dunque capace, con le sue scelte, con il suo pensiero, con la sua presenza, di partecipare alla dialettica delle scelte socio-politiche- culturali.

Ho pensato ad una rassegna הּo comica㨥 ti fa ridere e ripensare quando esci
dal turbinio degli spunti creativi, delle parole, dei gesti di attori straordinari unici nel panorama italiano.

Cerco di proporre un teatro che faccia comunicazione, che sia capace di parlare al pubblico ma anche di ascoltarlo, che anzi proprio dal pubblico mutui energia e capacitࠤi mettersi in discussione, sperimentare e proporre di nuovoⲾ Quasi sempre i miei spettacoli sono una voce fuori dal coro, anzi contro quel coro che afferma di sapere sempre che cosa piace, che cosa 蠧iusto, che cosa serve, che cosa proporreⲾ Mi dࠦastidio la scelta dello slogan al posto della parola, il primato del prodotto sul percorso in costruzione, lcazione di comportamenti nei quali identificarsi e non l榥rta di poesia, di atmosfera surreale, l㳥nza sulle scene del鬥nzio, il silenzio che d࠳pazio allisi ed allriorizzazione del concetto, il silenzio che lascia spazio ad una risposta.

Non voglio confondere costume e societࠣon cultura e sociale, non voglio perdere la potenza della parola come mezzo di comunicazione di idee e visioni, affermo il primato della partecipazione consapevole, della libertࠤellrpretazione e del sogno, del possibile ed anche del contrario, in un percorso in cui i concetti di libertࠥ interiorizzazione, e appropriazione per trasformare e reinterpretare non sono schiacciati dagli interessi del business e della massificazione di un mercato culturale che non ha interesse a sensibilizzare il pubblico se non per stimolarlo all㱵isto acritico.
 

Sandro Nardi